Visita il nostro sponsor
Iscriviti alle newsletter

News »

24/04/2009

E se fosse l'orecchio la prossima frontiera biometrica?


Londra (UK). Dopo le impronte digitali e la scansione dell'iride, l'orecchio umano - con gli impercettibili suoni che produce - potrebbe diventare l'impronta biometrica del futuro, capace di evitare frodi telefoniche o permettere a un cellulare di accendersi solo quando il proprietario legittimo lo avvicina all'orecchio. Uno studio svolto dai ricercatori della University of Southampton tend a mostrare, infatti, come anche l'orecchio possa essere utilizzato per tale scopo. Tutto sta a provare che ogni individuo emette suoni unici e costanti nel tempo: chiamati emissioni otoacustiche (oae), i suoni dell'orecchio vengono dalla coclea, o conchiglia, la spirale dell'orecchio interno. Vengono prodotti dalle cellule ciliari sulla parte più esterna della coclea: nel processo uditivo, i suoni che entrano nell'orecchio fanno vibrare queste cellule, le vibrazioni vengono convertite in impulsi elettrici che viaggiano sul nervo acustico fino al cervello. Ma queste cellule, contraendosi, creano anche un loro suono, un segnale che può essere registrato e collegato a un singolo individuo, pensano all'Università di Southampton.
"L'udito è un processo attivo. L'orecchio mette energia nelle onde sonore in arrivo per rimpiazzare l'energia persa quando le onde vengono assorbite dalla struttura dell'orecchio - dice Stephen Beeby, ricercatore della facoltà di ingegneria che guida la ricerca - Questo processo ci aiuta a sentire cose che altrimenti non udiremmo, ma come risultato, parte di questa energia fornita dalle cellule ciliari prende al forma di onde otoacustiche".
Per Beeby e i suoi colleghi la forza e la frequenza delle oae - provocate nei test con dei click vicino all'orecchio - sembrano essere legate alla struttura dell'orecchio dell'individuo, e quindi uniche. Per questo ora vogliono vedere se questi mini-suoni possano essere usati come impronte biometriche: "Nel laboratorio, con il suo ambiente isolato, le emissioni sono diverse da persona a persona, ma bisogna ancora lavorare molto per capire se nel mondo esterno queste possano essere identificate come prova di identità biometrica", spiega il ricercatore, sottolineando che fattori come l'età potrebbero modificare le emissioni, a differenza di quanto accade, ad esempio, con le immutabili impronte digitali.
Per ulteriori informazioni: http://gow.epsrc.ac.uk/ViewGrant.aspx?GrantRef=EP/E015522/1


   Invia questa news a un amico »

« Torna alle news
Edis Edizioni specializzate
EDIS Edizioni specializzate srl
Via Pietro Miliani, 7 - 40132 Bologna (Italy)
Tel. (+39) 051 6419611 - Fax (+39) 051 6419620
P. IVA 03067710370 - Per informazioni: mail »
AnesConfindustria
Copyright © Edis 2005 :: credits